Povertà, disoccupazione, precarietà, esclusione sociale,
scarsi investimenti in istruzione, salute, lavoro ritraggono un'Europa che
pensando quasi esclusivamente alla stabilità economica si sta dimenticando della
giustizia sociale. Tre anni fa, nel 2014, uno studio del think tank tedesco
Bertelsmann Stiftung sulla situazione sociale in Ue presentava dati particolarmente
preoccupanti, specie quelli riguardanti la nostra nazione. l'Italia in fatto di
assicurare un welfare giusto, eque opportunità di vita, di formazione, di
lavoro, arrivava solo al ventitreesimo posto sui ventotto paesi, pari alla
Lettonia e sotto la media europea.
Oggi le cose non sono per nulla migliorate. Lo squilibrio
tra i paesi del Nord e quelli del Sud è sempre più evidente nel nostro
continente: mentre la Svezia, la Finlandia, la Danimarca e l'Olanda registrano
ancora un alto livello di inclusione sociale, nei paesi più colpiti dalla crisi
come Grecia e Italia l'ingiustizia sociale in questi anni è fortemente
aumentata e non ci sono segni di possibili miglioramenti. Dilagano disoccupazione
cronica e precarietà, il welfare è assolutamente inadeguato a rispondere alle
esigenze di un paese che non è più quello degli anni ’70 o ’80, ma somiglia
sempre più ad una sorta di ‘repubblica delle banane’, dove è presente un’economia
totalmente basata sull’export (senza nessuna attenzione al mercato interno) e
dove domina una corsa senza freni al ribasso continuo del costo del lavoro, che
si traduce in uno svilimento senza fine dei lavoratori e delle condizioni di
lavoro.
Serve un cambio di paradigma: passare dalle esigenze di
imprese e imprenditori a quelle di lavoratori e cittadini. Dal neoliberismo
capitalista alla Giustizia Sociale! Giustizia sociale che non ha nulla a che
fare con l’elemosina una tantum, come piace a certi reazionari. Altrimenti le
cose continueranno solo a peggiorare…
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