giovedì 14 giugno 2012

Le condizioni reali dei lavoratori flessibili, a tempo

Pubblichiamo alcuni stralci della ricerca effettuata dall’Eurispes nel 'lontano' 2005, anticipazione del Rapporto Italia 2005, sul LAVORO FLESSIBILE, che sfatava alcuni miti ('la precarietà è condizione solo dei più giovani', come da propaganda liberista) e mostrava chiaramente la realtà brutale in cui vivono milioni di lavoratori (situazione che, a distanza di qualche anno e mutate le condizioni di lavoro generali, non può che essere peggiorata!). 

Atipici, poco protetti e stressati: questi sono i caratteri distintivi dei nuovi lavoratori italiani (i lavoratori flessibili, ‘a tempo’), secondo la ricerca. Una condizione professionale, questa, che coinvolge non solo i più giovani: se consideriamo che il campione rappresentativo di 446 persone intervistate dall’Eurispes apparteneva ad una fascia d’età compresa tra i 18 e i 39 anni.
Tra i partecipanti al sondaggio il 61,7 per cento degli uomini e il 62,8 per cento delle donne affermano di aver SEMPRE lavorato con contratti atipici. Condizione, questa, che, soprattutto per i lavoratori che hanno ormai raggiunto la piena maturità anagrafica, ha assunto un carattere permanente. I dati relativi al titolo di studio rivelano, inoltre, come lo status di lavoratore atipico caratterizzi anche la maggior parte del segmento più qualificato dell’offerta di lavoro (più della metà possiede un master o una specializzazione post-laurea).
« Negli ultimi anni – dichiarava già allora Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – la nostra classe dirigente politica e imprenditoriale ha puntato solo ed esclusivamente sulla flessibilità e sulla riduzione del costo del lavoro come fattori-chiave per garantire una maggiore competitività all’impresa italiana, disinvestendo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, ovvero in quelli che, nei sistemi economici avanzati, dovrebbero rappresentare il vero motore dello sviluppo e della crescita. “La flessibilità purtroppo”, proseguiva, “in Italia è stata interpretata soltanto come possibilità per l’imprenditore di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro (e quindi anche le modalità di cessazione del rapporto di lavoro) con il proprio dipendente e non come strumento in grado di rendere flessibile l’organizzazione stessa del lavoro. Si è trattato di un tipo di approccio fallimentare e i risultati, dopo l’edificazione di un modello normativo tutto sommato coerente nei suoi principi ispiratori e nei suoi istituti giuridici, sono sotto gli occhi di tutti, viste le performance negative del nostro sistema economico negli ultimi 4 anni”.
Si tratta, infatti, di persone per la maggior parte dei casi pienamente inserite nel mercato del lavoro da diversi anni, pur non essendo ancora riuscite ad approdare ad una situazione professionale stabile.


Il quadro di tutele previste per i lavoratori atipici è da questi ritenuto del tutto inadeguato. Gli intervistati esprimono in modo netto la propria insoddisfazione rispetto al livello di garanzia di alcuni diritti fondamentali, come la maternità, la malattia, la sicurezza sul lavoro, il diritto di sciopero e alla formazione.
Il fatto di non avere un lavoro sicuro e stabile procura spesso o continuamente alla maggior parte delle donne stati di ansia (52,5% contro il 37,7% degli uomini) e/o stress (56,5%, contro il 32,1% degli uomini) ed espone 1/5 di esse (il 20,5% , contro il 10,4% degli uomini) a stati depressivi frequenti o continui. L’instabilità del rapporto di lavoro procura spesso o continuamente stress e/o ansia, rispettivamente, al 46% e al 44,4% degli atipici, per il 16,2% tale condizione è addirittura fonte di stati depressivi frequenti (11,9%) o continui (4,3%). Molto diffusi, anche tra gli intervistati di età compresatra i 26 e i 32 anni, frequenti o continui stati di ansia (44,3%) e di stress (51,5%),disturbi che colpiscono in misura minore i lavoratori atipici più giovani (18-25anni), spesso o perennemente ansiosi nel 37,8% dei casi e soggetti frequentemente o continuamente a stati di ansia nel 31%.
Circa i 2/3 degli intervistati, dunque, lamenta la difficoltà di fare progetti o effettuare determinate scelte. Per loro la flessibilità non genera un maggiore controllo sulla vita, ma ostacola la capacità progettuale, minando alla base la possibilità di operare qualsiasi pensiero sul futuro. Per molti così il fatto di non avere un lavoro sicuro e stabile si trasforma nella causa principale di stati di ansia, stress e depressione.

martedì 5 giugno 2012

ACN/AKN: solidarietà ai minatori spagnoli!

Il Network Anticapitalista ACN/AKN esprime TOTALE SOLIDARIETA' ai minatori spagnoli in lotta per difendere il proprio lavoro e il proprio futuro!

The ACN/AKN expresses its FULL SOLIDARITY with the Spanish miners in the fight against criminals cuts made by the globalcapitalist Government. During the last days spanish miners in the mining sector in Campomanes, near Oviedo, northern Spain stage a protest to oppose to cuts in government subsidies to the sector. 8,000 workers took part in the third of four strike days this month to protest against subsidy reductions from euros 300 million to euros 110 million.
«No al cierre de la mineria del carbon. Por el cambio economico e industrial de las comarcas mineras».
No surrender!

venerdì 25 maggio 2012

Stracciamo i Trattati Ue, riprendiamoci la libertà

E’ l’unica soluzione. Il governo deve tornare sovrano e rappresentare il popolo. Via dal cappio dell’usura.
Il Trattato di Maastricht (1992), sottraendo agli Stati nazionali i poteri e l’indipendenza in politica estera e nella sicurezza comune (cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale), istituisce l’Unione Europea. Il Trattato di Amsterdam (1997) espropria la giustizia e gli affari interni. Il Trattato di Nizza (2001) definisce l’Unione una “Comunità di diritto”. Il Trattato di Lisbona (2007) viene imposto a tradimento come “Costituzione dell’Europa”, quella che francesi e olandesi avevano bocciato con i referendum del 2005. Il Trattato di Lisbona, all’art. 50, inventa un complicato congegno di “recesso dall’Unione”: lo Stato che decide di uscire dall’Unione, prima “notifica” la propria intenzione al Consiglio Europeo, poi negozia con l’Unione un accordo “volto a definire le modalità del recesso”; infine recede.
Ma un Popolo Sovrano non ha bisogno di negoziare, di revisionare, di accordarsi: straccia i trattati e notifica lo stralcio.
Una commissione non eletta e una banca di privati ha strappato la sovranità ai popoli, ha disintegrato gli Stati, li ha incaprettati al debito, ha depredato le loro economie imponendo la moneta di nessuno. Se l’Europa dei banchieri e dell’euro, appendice degli Usa, è in agonia, diamole il colpo di grazia e liberiamoci da questa caricatura di Europa unita.
Restituiamo la sovranità alla Repubblica e al Popolo Italiano.

(di Luciano Del Vecchio)
Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15059

venerdì 18 maggio 2012

Manifestazione contro il mondialismo!

Domenica 13 maggio una delegazione di Autonomi Nazionalisti italiani di Resistenza Nazionale – ACN/AKN, su invito dei Nationalistes Autonomes francesi (che nella giornata precedente avevano aderito ufficialmente al Network Anticapitalista), ha preso parte a Parigi alla manifestazione nazionalista unitaria contro il Mondialismo e le oligarchie turbocapitaliste organizzata dal Comité du 9 Mai (C9M) assieme ad altre formazioni francesi (oltre agli NA, Nouvelle Droite Populaire, Terre&Peuple, Troisième Voie, GUD, Front Comtois, Jeunesses Nationalistes, JNR, presenti anche altri gruppi europei come Jeunesse Enracinée de Flandre-Artois-Hainaut e i valloni di Nation).
Alle 10.00 del mattino, assieme agli amici olandesi e tedeschi del Network Anticapitalista, ci siamo raggruppati a Place de La Madeleine, dove si stava formando il blocco autonomo degli autonomi d’oltralpe e dove attivisti dell’ACN/AKN hanno provveduto a diffondere centinaia di volantini anticapitalisti.
La manifestazione è quindi partita in direzione di Place de Pyramides, dove c’è la statua di Giovanna D’Arco. Nessun problema durante il percorso, mentre venivano scanditi slogan nazionalisti e anticapitalisti. Raggiunta la piazza, sul palco si sono alternati alcuni oratori ed è stato tenuto un minuto di silenzio in ricordo di Sebastien Deyzieu.





Ringraziamo gli NA francesi per l'invito e gli Autonomi olandesi e tedeschi per il supporto!

giovedì 10 maggio 2012

La deriva taciuta: LA "DISOCCUPAZIONE ADULTA"!

Se la disoccupazione giovanile “tarpa le ali” ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali. Un fenomeno di cui troppo poco si parla.

di Luchino Galli
Attualmente in Italia si tende a identificare la disoccupazione con la disoccupazione giovanile.
Ma c'è anche un'altra disoccupazione: quella adulta, un drammatico fenomeno sociale in continua crescita, che coinvolge già milioni di persone!

Se la disoccupazione giovanile "tarpa le ali" ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali ...
E se non si è supportati da una rete di salvataggio, da parenti e amici, se non si dispone di adeguate risorse proprie, è la morte civile, il nulla, l'annichilimento dello stesso diritto di vivere, in quanto la disoccupazione adulta precipita persone e famiglie in una spirale di povertà, anticamera di un'emarginazione ed esclusione sociale dalle quali può non esserci ritorno.

Troppo spesso ai disoccupati adulti il mercato del lavoro preclude qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli per motivi anagrafici. Over 50, over 40, over 35... ormai è una deriva inarrestabile!

Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta, non intendo contrapporla a quella giovanile, ma rimarcarne l'esistenza.
La disoccupazione giovanile e la disoccupazione adulta sono due facce della stessa bruttissima moneta, una moneta indesiderata che milioni di persone nel nostro Paese, loro malgrado, portano in tasca.

Vite sospese e interrotte, umiliate da una precarietà assoluta, totalizzante, che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l'esistenza, negando il presente e il futuro a intere generazioni: genitori e figli.

La disoccupazione adulta è la meno conosciuta, quella di cui più si tace.
Il primo passo per affrontare il drammatico fenomeno sociale della disoccupazione adulta è riconoscerne invece l'esistenza, analizzandone le dinamiche e le peculiarità, per contrastarla con interventi mirati e qualificati.

Ricordiamoci che essere disoccupati - da adulti - spesso vuol dire non riuscire a far fronte alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canoni di locazione, bollette di acqua, luce, gas, spese per la salute della famiglia, per l'istruzione dei figli, le stesse spese alimentari...

Sono molti i disoccupati che per la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali rischiano di finire letteralmente per strada. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, lamenta una situazione sempre più angosciosa: "Aumentano i clochard, ma l'aspetto più inquietante è l'incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto".

I senzatetto sono in maggioranza uomini, soprattutto 40enni, che hanno perso il lavoro...

giovedì 3 maggio 2012

Anti-Zeitarbeitsdemo am 1. Mai in Hof a.d./Saale




Siamo al punto di non ritorno!

Siamo ad un punto di non ritorno e l’umanità sembra non accorgersi di nulla.
Le famiglie ridimensionano il loro tenore di vita, stringono la cingheia e i consumi si riducono drasticamente. L’industria rallenta la produzione e licenzia. Presto, la cassa di integrazione avrà esaurito ogni sua risorsa e milioni di operai ed impiegati saranno con il culo per terra. Il crollo verticale della domanda innescherà reazioni a catena su tutto l’intricato sistema sociale e, come per un effetto domino risultato dell’interazione dei vari soggetti economici, il Sistema si spegnerà con tutte le sue devastanti conseguenze; black out intermittenti e sempre più frequenti – blocco dei trasporti e conseguente mancata distribuzione dei prodotti di prima necessità – pompe di carburante a secco – blocco delle pensioni – reti televisive oscurate, mezzi di informazione e telefonia in tilt.
Caos, paura, forme depressive acute e suicidi caratterizzeranno questo tempo irreale, mentre rivolte popolari e sommosse prenderanno il sopravvento su ogni cosa e, niente e nessuno, potrà evitare una tale catastrofe, unica per sua natura nella storia dell’umanità.


Non passerà molto tempo, prima che tutto questo accada, ma nessuno, tranne le ovvie eccezioni, sembra accorgersi dell’immane tragedia che ci sovrasta.


E’ tempo di allertarsi e di organizzare un oculato piano di fuga e di sopravvivenza.
L’uomo che ha perduto la sua autonomia è oggi uno schiavo privo di ogni speranza.
Il crollo a caduta libera del Sistema Liberista Relativista ci renderà liberi, anche se il costo in termini di vite umane sarà apocalittico.
I sopravvissuti, si adatteranno in breve tempo alla nuova condizione e presto, comprenderanno le cause di tanta distruzione e di quel mondo insensato al quale hanno sacrificato ogni motivo di autentica felicità.
Ritorneremo ad adorare il sole, le stelle, gli alberi e l’acqua del torrente che scende a valle per dare vita ai nostri campi. Comunicheremo con il cuore, la passione e con la forza della volontà che, nelle nostre braccia e nel sudore della fronte, troverà il vigore di un tempo.
La famiglia patriarcale e la solidarietà ritorneranno ad essere come in passato, il perno aggregante e vivificatore di una nuova società e delle nuove tribù che, dal vecchio mondo, attingeranno tutta la conoscenza e tutti quei valori etici e morali che dall’alba dei tempi avevano governato e regolato la storia dell’uomo, e dato un significato alla sua esistenza.

Entro pochi anni, dunque, le società ultra liberiste allo sfascio, dovranno fare i conti con la fame e con la sete. La “roba”, non avrà più alcun valore. Caravaggio sarà barattato per una cisterna d’acqua potabile – Chagall per un sacco di riso e Picasso, per una cassetta di pomodori. I pittori moderni saranno solo un ingombro; le cornici dei loro quadri serviranno a riscaldare i nostri inverni.
I tanto sbandierati “beni rifugio”, oro, diamanti e preziosi in genere, varranno meno di un sorso d’acqua, o meno di niente. Si alzeranno le quotazioni degli asini, dei maiali, delle pecore, dei cavalli, dei buoi, delle vacche, e credo, anche dei topi. Il commercio dell’acqua, sarà l’affare degli affari, essendo il dono dei doni, il più nobile degli elementi e il più prezioso dei gioielli.
Per questo, io consiglierei di cominciare fin da ora l’operazione di alleggerimento. Gli affari si fanno adesso!!! Acquistate terra e sementi, asini e buoi, pecore e vacche, e acqua, acqua, acqua, perché questo accadrà e, come recita il proverbio: chi tardi arriva, male alloggia.