venerdì 20 aprile 2018

Peggio di Grecia e Portogallo!

L'Italia cresce meno di Grecia e Portogallo. Questa la realtà delle prestazioni economiche nazionali. L'Italia, che nel 1991 era la quarta potenza mondiale e che tutt'oggi resta pur sempre la seconda potenza manufatturiera in Europa, oggi cresce meno di tutti nel continente. Ma ai nostri politici va bene così. Anzi, benissimo: "Avanti così" esorta il ministro Padoan. L'export tira, tira da matti, come i dati dei mesi scorsi confermano: esportazioni aumentate del 7,3%, raggiungendo i 330,7 miliardi di euro, mentre i tedeschi crescono del 6,4% e i francesi del 4,1%. Pochi stanno facendo profitti paurosi! Ma a differenza di Francia e Germania, così come di tutti gli altri paesi europei, il mercato interno italiano è un disastro, con i consumi al palo o in calo, il numero di disoccupati ormai stabile a due cifre, la precarietà che la fa da padrone in ogni ambito e un futuro tetro per sempre più italiani! Ma l'importante è che padroni e padroncini abbiano sempre a disposizione legioni di disperati senza futuro (e dove agli autoctoni si assommano sempre più immigrati, i quali, grazie anche a controriforme padronali come quella dell'Isee, si pappano ormai fette sempre più consistenti di welfare, lasciando a bocca asciutta i nativi), così da poter ridurre gli stipendi sempre più. Tanto loro esportano, che gli importa del mercato interno!
Un quadro che mostra un'Italia ormai ridotta al rango di 'repubblica delle banane': economia ormai centrata unicamente sull'export, con zero attenzioni al mercato interno. Altro che 'instabilità politica': sono la disoccupazione cronica dilagante (specie in età avanzata, tra i 35 e i 49 anni), il crollo dei consumi, la chiusura continua di attività commerciali, la precarietà permanente, l'assenza di ammortizzatori sociali adeguati e di un sistema di welfare decente a far colare a picco l'Italia. E purtroppo, nel desolante quadro politico attuale, non ci sembra di vedere alternative a questa deriva!

venerdì 13 aprile 2018

Contro l'aggressione alla Siria!

CONTRO L'IMPERIALISMO MONDIALISTA!
CONTRO L'AGGRESSIONE ALLA SIRIA!


lunedì 26 marzo 2018

Prima del Reddito di Cittadinanza


Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della proposta del M5S di RDC, come se fosse una novità nel panorama politico italiano. Ma chi proviene da una certa storia politica ricorderà molto bene che già più di 20 anni fa, nel 1995, la Fiamma Tricolore aveva (ed ha tuttora) nel suo programma la richiesta di introduzione di un Reddito Monetario di Cittadinanza e che uno dei punti cardine dell’azione politica del MSFT già in quegli anni era la proposta del salario minimo di inserimento sociale. Ciò grazie alla sensibilità sociale e politica di un personaggio non convenzionale come Pino Rauti, definito negli anni ‘70 dalla sovietica Pravda come un “incendiario di anime”, espressione di un Nazionalismo rivoluzionario socialmente e culturalmente alternativo alla ‘destra’ borghese funzionale ai diktat neoliberisti! Un Nazionalismo che aveva nel concetto radicale di Giustizia Sociale e nella messa in discussione del capitalismo i pilastri di una cultura politica realmente riformatrice e attenta alle esigenze e ai bisogni delle classi popolari e delle fasce più deboli della società (oggi in pauroso aumento) spesso snobbate dai politicanti reazionari. Rauti già ai tempi era conscio che uno dei problemi più grossi che attanagliano l’Italia è senza dubbio quello della disoccupazione cronica, della disoccupazione involontaria permanente, e che l’unica via per combattere adeguatamente questo cancro rimane quella del reddito minimo! Una battaglia purtroppo dimenticata!


L'articolo sotto, del 1999, dimostra come già anche 20 anni fa la disoccupazione cronica fosse un problema rilevante nella nostra nazione. Oggi le cose sono peggiorate, ma poche, pochissime, sono le soluzioni proposte, purtroppo!






giovedì 22 febbraio 2018

Basta con le delocalizzazioni! Il caso Embraco.


Embraco (che sul suo sito web si autodefinisce “antesignana della globalizzazione”, il che la dice lunga) è il tipico esempio di come agiscono le multinazionali straniere in Italia: arrivano, comprano (spesso a prezzi stracciati) aziende italiane o pezzi di esse, arraffano fiumi di fondi pubblici e agevolazioni fiscali (che in Italia, paese in cui tutti gli imprenditori stanno sempre a piangere miseria e lamentarsi delle tasse, sono garantiti a chiunque senza dovere nulla in cambio) e poi, dopo aver per bene depredato tutto il possibile, se ne vanno all’estero, delocalizzando la produzione, ovviamente dopo aver fatto formare i lavoratori stranieri dai più esperti italiani e portandosi via i macchinari! Con tanti saluti ai quasi 500 lavoratori italiani che negli anni scorsi avevano già fatto molti sacrifici per evitare chiusure. Secondo quanto detto da Regione Piemonte, Embraco avrebbe incassato la bellezza di 15 milioni di euro. Secondo noi questi soldi devono essere restituiti in blocco e devono essere confiscati tutti i macchinari e tutte le strutture, a cui si deve aggiungere l’imposizione di un dazio ad hoc per i prodotti Embraco-Whirlpool in rientro in Italia. Anche se l’UE è contraria! Basta con l’arroganza dei capitalisti mondialisti, difendiamo l’Italia e il lavoro italiano!


sabato 17 febbraio 2018

Globalizzazione, non un fenomeno ineluttabile!


“La globalizzazione economica, politica, culturale e dei costumi di tutti i Popoli della Terra –il Mondialismo- non è quindi un fenomeno ‘naturale’ o necessario o ineluttabile determinato dalle leggi interne di un qualche inarrestabile ‘sviluppo’ del mondo  da un punto di partenza a un punto di arrivo (Nuovo Ordine Mondiale, fine della Storia, regno di Dio, Comunismo Mondiale o qual altro scenario apocalittico). La Globalizzazione non è nella ‘logica delle cose’: essa non è un processo inevitabile, oggettivo e autonomo a cui occorre adeguarsi come a un’irrevocabile volontà divina (di quale dio?). La globalizzazione è solo l’obiettivo pratico e deliberato che uomini concreti, organizzazioni con tanto di nome e di sede legale, sistemi informativi, massmediali ed editoriali vogliono raggiungere per il proprio potere personale e di gruppo.” (‘Dominio globale. Liberoscambismo e globalizzazione’, G. Santoro, Editrice Barbarossa, 1998)


mercoledì 31 gennaio 2018

Italia 2018: più lavoro nero, paghe basse e sfruttamento!

Vabbè, continuano a definirla impropriamente 'crisi', ma a nostro avviso quella in atto dal 2008 è una vera e propria GUERRA senza pietà condotta dalle oligarchie dominanti e dalla classe imprenditoriale contro i lavoratori senza raccomandazioni e senza calci in culo, i precari e i non privilegiati italiani!
I dati che emergono dal focus del Censis "Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro" mostrano una realtà ormai non più sostenibile: in questi anni la scusa della 'crisi' ha portato ad un abbassamento della soglia di continuità, della permanenza e della stabilità del lavoro. Tradotto in parole povere: c'è sempre meno lavoro, sempre più instabile, malpagato e precario, nel mentre imprese e imprenditori criminali hanno fatto cassa sfruttando questa situazione di sempre più disperazione di molti italiani. Infatti, il Censis che questo periodo "per molti si è tradotto in una rincorsa affannosa a «un lavoro a ogni costo», all’accettazione di condizioni lavorative peggiorative e, nello stesso tempo, alla diffusione di comportamenti opportunistici che hanno alimentato l’area dell’irregolarità nei rapporti di lavoro, l’evasione fiscale e contributiva, il riemergere di fenomeni di sfruttamento del lavoro". Una situazione che sicuramente deve molto al fatto, tutto italiano (e che guarda caso torna utile solo agli sfruttatori), dell'assenza di un welfare adeguato che nelle altre nazioni europee, dove è presente un reddito minimo per chi perde il lavoro e vengono portate avanti politiche attive degne di questo nome (e non come qui, dove si ricevono poche briciole e poi si viene abbandonati a se stessi) per aiutare chi perde il lavoro ed è vittima della precarietà criminale!

Qui l'articolo: http://www.lastampa.it/2018/01/31/economia/lavoro/la-crisi-fa-impennare-il-lavoro-nero-e-dimezza-i-salari-u1Yf7OCWdd9tOtA4r3gsfN/pagina.html