sabato 18 dicembre 2010

Il vento della rivolta soffia impetuoso sull’Europa

Da un paio di anni l’intero continente, dall’Islanda ad Atene, da Londra all’Italia, dall’Irlanda alla Francia, ribolle di proteste e di dissenso verso quello che sta succedendo e continue si susseguono esplosioni spontanee di rabbia che assumono il volto di rivolte improvvise.
Rivolte espressioni non solo, come vorrebbero farci pensare i media, di periferie metropolitane piene di rancore, ma di un rifiuto crescente e diffuso di larghi settori di popolazione a piegarsi a diseguaglianze crescenti, a conformarsi tacendo ad un ‘Progresso’ che invece è un regresso, ad un gioco perverso condotto sulla pelle di milioni di cittadini europei non-privilegiati.
Proteste legittime, per quanto ancora confuse, ad ingiustizie ed imposizioni che si fanno ogni di giorno più odiose e insensate. E’ un qualcosa che riguarda, o dovrebbe riguardare, tutti!
Quale cittadino sano di mente desidererebbe per se, per la propria famiglia e per i propri figli un futuro di stenti dovuto a politiche sociali sempre più restrittive, ad un futuro fatto di precarietà, di disoccupazione e sottocupazione, di competizione esasperata, di ingiustizie e sperequazioni abissali?
Eppure è in questa direzione che ci stanno spingendo, pretendendo da noi continui sacrifici e l’assoluta obbedienza ad un processo che vedrà proprio noi tutti privati della nostra Libertà, dei nostri Diritti, magari faticosamente conquistati da chi è venuto prima di noi, barattati in cambio del Nulla, di merci inutili, di un consumismo fine a se stesso.
Da recenti sondaggi, risulta che il 66% degli intervistati, già in condizioni non proprio rosee, vede in senso peggiorativo il proprio futuro.
E infatti come non vedere che le decisioni delle classi politiche, che si parli di lavoro oppure di Diritto allo studio, sempre di più rispondono a logiche lontane dagli interessi delle Comunità e del Popolo che, in teoria, dovrebbero rappresentare, insensibili di fronte ai crescenti disagi delle moltitudini, sorde di fronte alle crescenti richieste di aiuto provenienti dal basso.
Generazioni di italiani e di europei svenduti sull’altare del Dio Unico Profitto, condannati ad un incubo a tempo indeterminato, alla precarietà totale, alla flessibilità criminale, all’incertezza, ad una situazione sociale disastrosa, alla paura del Futuro! E, quel che è peggio, senza prospettive di uscirne!
Ormai contano solo gli interessi di più o meno ristrette oligarchie globali di affari, di banche e finanzieri, gli unici detentori di Diritti nel mondo che stanno creando.
Tutto questo ha un nome, anche se molti, specie ‘a sinistra’, fingono di non vedere: GLOBALIZZAZIONE.
Un obiettivo perseguito da decenni da tutte le classi politiche di tutte le Nazioni europee, allineate totalmente, senza riserve e senza reali distinzioni tra partito e partito, senza reali alternative tra schieramento e schieramento, al modello mondialista, che non è solo diffusione planetaria di modelli di consumo e (dis)valori omogenei, ma nei fatti una vera e propria forma di dominio, che tutto pervade, distruggendo Culture e Tradizioni, annichilendo Libertà autentiche in nome di libertà posticce, il consumare per consumare, il vivere senza pensare, senza mettere in discussione le scelte fatte da altri (e a noi imposte).
Un vecchio adagio diceva: “la Democrazia, la Libertà, esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi”. Ve la sentireste di dire che da noi si vive in una vera Democrazia?

Solidarietà a chi resiste!

Olanda

UK

Grecia

Italia

lunedì 29 novembre 2010

Contre le mondialisme, vive le protectionnisme!

Con queste brevi righe vogliamo ricordare l’econonomista francese/europeo Maurice Allais, recentemente scomparso (il prossimo anno ricorrerà il centenario della nascita), Premio Nobel per l’Economia nel 1988, critico feroce del laissez faire e dell'iperliberismo mondialista, sia in campo nazionale che internazionale, e delle modalità con le quali è stata compiuta la globalizzazione (e molto critico anche nei confronti del TCE - Trattato costituzionale europeo, o Costituzione Europea, da noi fortemente avversata).
Moltissimi i suoi articoli (perlopiù taciuti, la cosa non ci stupisce, dai media mainstream al servizio delle oligarchie globali) contro la globalizzazione neoliberista, molto critici sull'ampliamento del commercio su scala transnazionale e transcontinentale, sul fenomeno delle delocalizzazioni e sul conseguente aumento della disoccupazione nelle nazioni europee.
Scritti in cui Allais evidenziava le criticità dell'integrazione tra contesti dissimili, tra insiemi/gruppi di nazioni che l'autore definiva "non omogenei" sotto i punti di vista economico, sociale, lavorativo, al punto che considerava con favore l’attuazione di forme di protezionismo all'interno di insiemi quanto più ampi ed omogenei possibili, sì da evitare forme di dumping sociale.
In un suo famoso articolo Allais sosteneva: “il protezionismo tra Paesi con livelli di vita molto differenti è non solo lecito, ma assolutamente necessario. E’ il caso della Cina, verso la quale aver soppresso le protezioni doganali alle frontiere è semplicemente folle. Ma lo stesso vale anche verso Paesi più vicini, inclusi alcuni in seno all’Europa. Basta interrogarsi sul modo di lottare contro costi di produzione cinque o dieci volte inferiori per capire che la concorrenza non è sostenibile in questi casi. Specialmente di fronte a concorrenti indiani e cinesi che, oltre al minimo costo della manodopera, hanno competenze e spirito d’intrapresa” (l’articolo intero, che invitiamo tutti a leggere, è pubblicato dagli amici del network Stop Capitalismo: http://stop-capitalismo.blogspot.com/
).

Contre le mondialisme, vive le protectionnisme!

mercoledì 24 novembre 2010

Solidarietà rivoluzionaria internazionale

Diamo notizia di due importanti manifestazioni di solidarietà rivoluzionaria internazionale (paneuropea) che si sono svolte nei giorni scorsi in Europa.
Sabato 20 in Olanda il gruppo Nationale Jeugd Nederland (supportato in quest’occasione da altre realtà nazionali olandesi) ha organizzato nella città di Den Haag una marcia per esprimere solidarietà a Josué Estébanez e per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici (report e foto a questo link:
www.weerstand.org ).


Il 18 a Kiev Autonomi Nazionalisti ucraini hanno organizzato un presidio di fronte all’ambasciata della Repubblica Ceca per esprimere la propria solidarietà verso gli attivisti del movimento nazionalista ceco ODPOR, in questo periodo duramente perseguiti per l’espressione delle proprie Idee.
Durante il presidio gli autonomi hanno urlato slogan inneggianti alla Libertà, come “Libertà per i nazionalisti cechi”, “No allo Stato di polizia”, “Libertà per i nazionalisti cechi” e “Alerta, Alerta Nazionalista!”.
Gli Autonomi Nazionalisti ucraini hanno anche consegnato, dopo essere stato pubblicamente letto, un appello ad un rappresentante dell'Ambasciata in cui si dichiarava: “Noi condanniamo le azioni repressive del governo della Repubblica ceca e chiediamo la liberazione di tutti gli attivisti! Esprimiamo solidarietà agli attivisti del movimento ODPOR! Libertà per i prigionieri politici!" (report al seguente link:
http://www.reactor.org.ua/main/4534-akciya-solidarnosti-z-cheskimi-nacionalistami-u-kiyevi.html ).

martedì 23 novembre 2010

Mondialismo, Nuovo Ordine Mondiale

“Il Mondialismo, in sintesi, è un’ideologia (e una prassi culturale, sociale e politica) universalista promossa da istituzioni internazionali politico-militari (ONU, NATO) ed economico finanziarie (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO, Nafta, ecc…), da associazioni private (Council on Foreign Relations, Trilateral, Bilderberg, massoneria ecc..) e da una fitta rete di lobbies e di organizzazioni internazionali di “consulenza” politico-sociale-culturale e massmediale (agenzie d’informazione, industria cinematografica ecc…), la cui principale base tattica è costituita dagli Stati Uniti.”
“L’obiettivo del mondialismo è la creazione di un unico governo o amministrazione (il Nuovo Ordine Mondiale), di un unico assetto politico, istituzionale e sociale (il liberalismo), di un unico sistema di valori (l’individualismo-egalitarismo-dottrina dei “Diritti dell’Uomo”), e quindi di un unico insieme di costumi e di stile di vita (il consumismo) estesi a tutta la Terra e funzionali al dominio assoluto da parte delle forze politiche, economiche e culturali che lo incarnano: le élites della finanza mondiale”.
Giuseppe Santoro, “Dominio globale. Liberoscambismo e globalizzazione”.

martedì 16 novembre 2010

Manifestazione No Vivisezione!


13 novembre: manifestazione contro la vivisezione e lo sfruttamento degli animali da parte delle multinazionali. Report e foto su:




domenica 7 novembre 2010

Tre anni di Autonomia Nazionale

Novembre 2007. Proprio in questo periodo, tre anni fa, nasceva il primo gruppo autonomo nazionale italiano.
Tre anni sono passati, tre anni di iniziative, di manifestazioni, di collaborazioni, di lotte, in piccolo magari, asimmetriche sicuramente (considerato il nemico che abbiamo di fronte), ma sempre fedeli allo spirito degli inizi.
Autonomia, antimondialismo, anticapitalismo: queste le linee guida che i due fondatori, in un bar di una stazione immersa nella nebbia di una cittadina del nord-ovest, si erano proposti di portare avanti in maniera differente, in linea con l’esempio proveniente dall’amata Europa, con l’intenzione di offrire a chiunque la possibilità di fare Politica, di opporre Resistenza (Resistenza Nazionale), attivandosi direttamente, nel modo più autonomo possibile, senza inutili gerarchie o nomenclature.
Nel tempo molti altri gruppi sono spontaneamente sorti, come Resistenza Femminile, Autonomi Nazionalisti Supporter group (ANS) Torino e tanti altri. Si è pian piano formata una piccola Comunità di gruppi autonomi, realtà locali assolutamente indipendenti, che, nella più assoluta libertà, hanno deciso di portare avanti le Idee e le battaglie in cui credono.
Non una brodaglia di cloni, un aggregato di ‘numeri’, di professionisti della militanza, ma un Movimento, più Movimenti, di attivisti, di Idee e di idealisti, di pratiche magari non eleganti, talvolta carenti nei mezzi, ma sempre animati dalla sete di Libertà che ci contraddistingue.
Ieri come oggi, la Resistenza continua!

martedì 5 ottobre 2010

(TRISTE) SEGNO DEI TEMPI

Un altro suicidio causato dal Capitalismo REALE!
Un uomo di 38 anni, laureato, si è gettato dal treno. Disperato, senza possibilità, senza futuro! Perso anche lui nel labirinto della precarietà, del ‘lavoro flessibile’, dello sfruttamento a tempo che diventa stigma perenne.
E' così che funziona la nostra società, in cui le oligarchie dominanti impongono competizione e sfruttamento, lamentandosi che da noi non sia come la Cina, pretendendo dai propri servi (tutti i non-privilegiati) flessibilità, spirito di adattamento, sottomissione, precarietà, quasi fossero portati della Modernità, dell’oggi.
Ma più noi ci adeguiamo a questi ritmi, a queste imposizioni, più i moderni schiavisti diventano invece sempre più rigidi, più esigenti, più arroganti. E il lavoro sparisce, portato in altri Paesi.
E mentre queste cose accadono, i manager intoccabili e i loro gregari si regalano buone uscite e bonus da milioni di euro, le tv si consumano a parlare di gossip e superficialità, di Belen, degli stupidi concorrenti degli ancora più stupidi reality, i ‘rappresentanti del Popolo italiano’ pensano solo alle loro beghe, mentre la cosidetta ‘sinistra’, ipocrita e meschina (fu proprio la sinistra, con Prodi, nel 1997 ad introdurre la piaga del lavoro interinale in Italia!), è ormai persa dietro ad esigenze e temi radical chic, da salottieri di lusso, come le coppie di fatto, i trans, le staminali, la pena di morte in paesi lontani migliaia di chilometri, eccettera eccettera!
Mentre nel Paese REALE le persone muoiono, per mancanza di lavoro e precarietà!



domenica 3 ottobre 2010

ABOLIRE LA PRECARIETA'!

Sabato 2 ottobre si è tenuto ad Ivrea il primo presidio organizzato dal network Stop Capitalismo (qui si può trovare un breve resoconto dell’iniziativa: http://stop-capitalismo.blogspot.com/) contro la flessibilità in ambito lavorativo e il lavoro a tempo determinato.
Condividendo obiettivi e presupposti dell’iniziativa e della battaglia contro il precariato, vero pilastro del turbocapitalismo globale, gli attivisti di Resistenza Nazionale hanno partecipato al volantinaggio.

Il lavoro interinale, introdotto in Italia dall’Ulivo di Prodi attraverso il Pacchetto Treu (legge 196/97) si è ormai diffuso senza reale controllo ed è diventato un dramma diffusissimo tra persone di tutte le età, un mondo a DIRITTI ZERO, una realtà fatta di quotidiano sfruttamento, incertezza, disperazione, sottomissione, abusi continui!
Un problema a cui bisogna mettere la parola FINE, abolendo il lavoro a tempo e chiudendo tutte le agenzie interinali.

Difendiamo i nostri Diritti! Opporsi all’ultraliberismo è possibile!

domenica 26 settembre 2010

Resistenza!

Ci sono situazioni nelle quali la pura esistenza
si converte in resistenza!
-Ernst Jünger-

lunedì 20 settembre 2010

Lavoro flessibile, regressione sociale! Ora basta!

Da quando nel 1997 il centrosinistra di Prodi introdusse in Italia forme di lavoro flessibile (legge Treu 196/97), precarizzazione e insicurezza si sono diffuse a macchia d’olio con effetti devastanti sulle le vite di milioni di cittadini non privilegiati!
La flessibilità selvaggia, ormai incancrenitasi in precariato perenne, rappresenta un simbolo delle ingiustizie degli abusi e dello sfruttamento che stanno alla base del sistema turbocapitalista!
Una vergogna su cui non è più possibile tacere!
Gli attivisti di Resistenza Nazionale intendono quindi supportare la campagna contro la flessibilità e il lavoro a termine lanciata dal network Stop Capitalismo (Comunicato ufficiale su http://stop-capitalismo.blogspot.com/, mail per contatti e info: anti.capitalista@yahoo.it) per chiedere la soppressione della flessibilità nel mondo del lavoro, il ‘lavoro a tempo’ e la chiusura di TUTTE le agenzie interinali, vergognosi luoghi di sfruttamento.

IL LAVORO NON E' UNA MERCE,
I LAVORATORI NON SONO SCHIAVI!

martedì 14 settembre 2010

BOICOTTARE I PRODOTTI CINESI!

L’ultimo sequestro, in ordine di tempo, quello di Padova l’altro ieri: oltre 700 mila articoli di cancelleria (evidenziatori, righelli, astucci e pennarelli), tutti rigorosamente "made in China" e totalmente sprovvisti dei minimi requisiti di commercializzazione, sequestrati dalla Guardia di Finanza. 10 tonnellate di merci, prodotti destinati alle scuole elementari, ai bambini, in cui è stata riscontrata la presenza di solventi idrocarburici e alogenati in quantità elevate: le sostanze sono state classificate come nocive per la salute umana.
Altre volte sono stati bloccati in tempo prodotti di bellezza e cosmetici contenenti sostanze altamente nocive e metalli pesanti in concentrazioni anche di 2mila volte superiori a quelle consentite per legge, quindi con effetti cancerogeni e sensibilizzanti! O scarpe, tute da ginnastica e magliette, prodotte e importate dalla Cina, contenenti un tasso di cromo esavalente pari a 100mg/kg, mentre il limite massimo tollerato per legge è di 3mg/kg, con conseguenze disastrose per la salute umana in quanto potente agente cancerogeno che inizialmente provoca irritazione della pelle e delle mucose, in seguito all’esposizione prolungata può causare danni permanenti agli occhi e il cancro ai polmoni. Per non parlare dei prodotti alimentari!
La Cina, uno dei pilastri del turbocapitalismo globale, è una minaccia REALE non solo per la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro ma, con le sue merci infime e nocive, anche per la nostra salute e per quella dei nostri figli!
E’ tempo di chiudere le frontiere ai prodotti provenienti dalla Cina, come pure da tutte quelle nazioni che non rispettano gli standard nazionali!

domenica 12 settembre 2010

Insicurezza socio-economica

Pubblichiamo alcuni stralci di un'interessante intervista al sociologo Luciano Gallino in seguito alle contestazioni a Torino contro Bonanni:

Nessun paragone con gli anni ’70, ma il malumore è diffuso, e potremmo assistere a un autunno caldo dopo le contestazioni di questi giorni. E’ l’opinione del professor Luciano Gallino, sociologo torinese, uno dei maggiori esperti delle dinamiche sociali del nostro Paese. Con un colpevole: la politica degli ultimi 20 anni.
Il dibattito è aperto, e qualcuno paragona quanto stiamo vivendo con gli anni ’70. Cosa ne pensa?
«Nell’insieme siamo lontani dalle manifestazioni e dagli scontri degli anni ’70, che videro decine di migliaia di persone mobilitarsi. Ciò non significa che la situazione non presenti incognite.
Le tensioni sociali stanno crescendo, non si può escludere che ci sia una recrudescenza, che le contestazioni poi vadano in una certa direzione. Se la crisi continua ad aggravarsi, i disoccupati aumentano, le richieste delle imprese in quanto a restrizione dei diritti e condizioni di lavoro più pesanti proseguono, non si può escludere che la situazione peggiori. Però chi stabilisce paragoni con gli anni ’70 non è informato, oppure non c’era».
Malessere diffuso. Da cosa nasce?
Le famiglie vedono compromesso il destino dei propri figli. Le cause vanno al di là dei soldi, si tratta di malessere e di risentimento. Il termine tecnico è insicurezza socio-economica, perché nessuno sa più se fra tre mesi o tra un anno avrà ancora un lavoro per sé e per i propri figli.
In tutto questo quante e quali colpe ha la politica?
«La politica sembra guardare da un’altra parte, oppure non ha capito. Ha gravissime responsabilità. Da un lato perché ha contribuito a creare le premesse della disoccupazione con la flessibilità selvaggia del lavoro, costringendo milioni di giovani a trovare ora solo impieghi a breve termine. E mi riferisco alle politiche del lavoro degli ultimi 20 anni. Non c’è un’azione di sostegno al reddito, oltre a piani per creare nuove possibilità di occupazione».
Sostegno al reddito in che modo?
«Come prima cosa non esiste una discussione pubblica su un qualcosa che somigli a un reddito garantito, uno dei mezzi per sostenere chi cerca lavoro. In Francia, per fare un esempio, chi cerca lavoro fino a 26 anni è sostenuto con un reddito di solidarietà. Noi abbiamo ammortizzatori ma solo per chi ha perso il lavoro oppure è in cassa integrazione, e non può bastare».
E il ruolo dei sindacati?
«Nell’insieme sono presenti due fatti: i sindacati hanno perso i partiti di riferimento, e un sindacato forte, checché se ne dica, ha sempre avuto un partito di riferimento, da noi come all’estero. Poi i sindacati hanno da fare con decine di migliaia di aziende in crisi, e cercano di salvare il salvabile, farlo oggi è un lavoro durissimo. I sindacati sono stati indeboliti».
Gli episodi di contestazione alla festa del Pd a Torino, prima quella a Dell’Utri. Lei pensa che ci siano delle regie dietro alla mobilitazione? E infine, cosa dobbiamo aspettarci?
«No, escluso che ci siano regie. Prima di tutto non è una grossa mobilitazione quando 2-300 persone decidono di andare a fare una contestazione. E comunque è diverso quanto accaduto con Dell’Utri, e quanto invece alla festa del Pd: ci sono motivazioni ben diverse. Il clima però è questo, è molto probabile che assisteremo ad altri disordini».


Fonte: http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2010/09/10/VA4VM_RA203.html

venerdì 10 settembre 2010

giovedì 2 settembre 2010

Futuri ipotetici?

L’ideale terreno del socialismo-comunismo è crollato, ma restano i problemi che pretendeva di risolvere: l’uso sfacciato del potere sociale e il potere sfrenato del denaro, che spesso determinano il corso stesso degli eventi. E se la lezione mondiale del ventesimo secolo non servirà da terapia preventiva, il grande uragano rosso potrà ripetersi tale e quale.
Alexandr Solgenitsin – 1993

giovedì 26 agosto 2010

'E' l'Europa che deve adattarsi al mondo'

Tremonti, ministro dell'Economia, al Meeting CL di Rimini dice che non si può più pretendere che il mondo si adatti all'Europa: «in Italia e in Europa tutto è vietato tranne ciò che è permesso dallo Stato. Certi diritti sono un lusso», ha detto Tremonti, «l’Europa si deve adattare al resto del mondo!» In nome dei traffici e del profitto di pochi, bisognerà diventare così....

martedì 24 agosto 2010

Campo Anticapitalista

Si è svolto tra le verdi colline del Canavese il 1° Campo Anticapitalista Autonomo, concepito ed organizzato come luogo e momento di incontro trasversale tra gruppi, amici e solidali di comunità politiche affini, ma pure di confronto con persone che sono ‘nei pressi’ dell’area autonoma. Il campo è stato infatti aperto a tutte le persone libere e a chiunque fosse desideroso di superare le vecchie logiche di recinto e i meschini calcoli politici.
La partecipazione è stata consistente. Hanno aderito diverse realtà locali: autonomi, antispe, animalisti, liberi nazionalisti, da Ivrea e Canavese, da Torino, da Milano, da Novara, da Verona, da Bergamo, da Verbania e Domodossola e addiritttura dalla Svizzera (e ne approfittiamo per esprimere la nostra solidarietà agli amici di Perugia, costretti ad un rientro improvviso appena arrivati in zona)!
Dopo aver montato le tende, sistemato bandiere e striscioni, posizionato tavoli e sedie, installato l’impiantistica e attivato la cucina con prodotti vegetariani 100% italiani e in linea con la filosofia del KM0 (molteplici i prodotti locali presenti), per due giorni si è creata una vera e propria Zona Autonoma Anticapitalista, un piccolo territorio liberato dalla mefitica e oppressiva presenza del capitalismo-sistema, libero dalla schiavitù della competizione, del profitto, del consumismo e del Mercato! Com’è nella tradizione autonoma (siamo una Comunità, non un’azienda!), severamente banditi dal Campo ogni forma di subordinazione e di gerarchia.

Nel corso di queste due giornate, immersi in una Natura che ritempra lo Spirito ed infonde rispetto per l’ambiente secolare che ci circonda, in un clima di solidarietà e di vera condivisione, tra musica e momenti di socialità, non sono mancati discorsi e dibattiti sui più svariati temi.
In linea con le posizioni tenute dall’Autonomia Nazionale, caratterizzata come iniziativa politica e di resistenza basata sulla partecipazione e sulla collaborazione tra spiriti liberi e non monopolizzata da nessuna posizione precostituita e dogmi, sui prati del Campo ci si è confrontati e si è parlato e dibattuto liberamente di animalismo, di anticapitalismo, di decrescita, di controinformazione e di media alternativi, di ambientalismo ed econazionalismo, di giustizia sociale e di Libertà, ma pure di argomenti più leggeri, come musica, stili di vita e sport.
Non è mancata l'attenzione alla situazione economica nazionale, in particolare alla crescente mancanza di lavoro e prospettive per numeri sempre più ampi di cittadini italiani.
Insomma, una due giorni di pura Autonomia! Sicuramente da ripetere!



Su altri siti o blog autonomi/antispe/anticapitalisti è possibile vedere altri report e altre foto dell'evento

martedì 10 agosto 2010

NO OGM!

Gli OGM rappresentano un indubbio pericolo per la nostra agricoltura (per non parlare della salute delle persone) e rappresentano un passo avanti verso il dominio delle multinazionali su tutti gli aspetti della nostra vita, alimentazione compresa.
Plaudiamo quindi al raid contro il campo di mais "geneticamente modificato" a Vivaro, in provincia di Pordenone, già nel mirino di Greenpeace nei giorni scorsi. Come ha sostenuto Zaia in un’intervista: “Ci sono i tempi della giustizia, certo, ma i cicli biologici, i pollini, non hanno gli stessi tempi. O si elimina il problema o sicuramente qualche contadino confinante con le colture gm raccoglierà del mais ibridato dal seme transgenico. Io dico questo: il 75% dei cittadini in Italia non vuole gli Ogm. Gli unici che ci guadagnano sono le multinazionali, non è vero che i contadini guadagnano di più. Noi siamo il paese dai 4700 prodotti tipici, questo vuoi dire che dobbiamo difendere questa nostra caratteristica. L'Italia deve essere Ogm free!”
Nessuna ambiguità: NO AGLI OGM!

mercoledì 28 luglio 2010

Citando Orwell...

“Ero consapevole di un immenso senso di colpa che dovevo espiare, sentivo di dovermi sottrarre non soltanto all’imperialismo ma ad ogni forma di dominio dell’uomo sull’uomo. Volevo sommergermi, scendere in mezzo agli oppressi, essere uno di loro e schierarmi al loro fianco contro i loro tiranni”.
- George Orwell -

sabato 24 luglio 2010

Scoprendo il vero volto del Mondialismo turbocapitalista

"...che il vero obbiettivo non sia la riduzione del costo del lavoro, sebbene questo appaia evidente, bensì la realizzazione di una fabbrica dove regnano ordine, disciplina, acquiescenza assoluta agli ordini dei capi. Dove, in altre parole, il sindacato non solo assume vesti moderne, ma semplicemente non esiste, o non fiata. Magari ci verrà detto ancora una volta che questo è un obbiettivo che la globalizzazione impone. Può essere, anche se le pretese di quest´ultima cominciano ad apparire esagerate". (Luciano Gallino in merito alla delocalizzazione della Fiat in Serbia)

mercoledì 21 luglio 2010

Le nuove catene: la precarietà

"La schiavitù è libertà"! Questo era uno degli slogan che campeggiavano sul tetto del 'Ministero della Verità' nello stupendo romanzo di Orwell, '1984'.
Un'inversione dei termini (Neolingua) che serviva a impedire il dissenso e a 'nascondere' il totalitarismo delle oligarchie.
Anche oggi funziona così: flessibilità, competizione, libertà d'iniziativa, concorrenza. Questi gli slogan della propaganda capitalista.
Ma dietro a questi slogan c'è una cupa realtà fatta di disperazione, angoscia, sfruttamento, povertà crescente. Insomma, una nuova schiavitù, anche se con nomi diversi, per moltissimi.
Un interessante articolo sul tema della precarietà come nuova schiavitù è comparso sul blog Stop Capitalismo: Le nuove catene, flessibilità, precarietà, sfruttamento -

mercoledì 14 luglio 2010

mercoledì 30 giugno 2010

G20 a Toronto

G20 a Toronto, ennesimo show capitalista fatto su misura per i capitalisti.
Il vertice si è infatti chiuso con nessun accordo sull’idea di imporre una nuova tassa a carico delle banche, per farle contribuire ai costi derivanti dai rischi e dai disastri che creano sull’economia globale.
E mentre la proposta di tassare le banche è stata affossata, l'ipotesi di una tassa sulle transazioni finanziarie non è stata nemmeno presa in considerazione nella dichiarazione finale del vertice. Grande vittoria degli speculatori globali quindi, che potranno continuare indisturbati e a costo zero a trafficare in tutto il mondo e a macinare profitti senza dover mai pagare i costi dei disastri che creano!
Gli Stati Uniti del ‘messia mondialista’ Obama hanno guidato la schiera dei paesi contrari a tassare gli istituti di credito (tra cui, purtroppo, l’Italia), dimostrando ancora una volta che i costi tremendi delle crisi create dall’avidità di pochi devono essere pagati unicamente dai comuni cittadini.
In aggiunta a tutto ciò il documento conclusivo del vertice ha anche ribadito l’opposizione totale a forme di protezione come i dazi doganali.
Ovviamente, è interesse di economie aggressive come Cina o Brasile (e degli affaristi europei ed americani che speculano massicciamente su tali traffici) far si che le nazioni dove riversano le loro merci a basso costo non innalzino barriere per proteggere le industrie (e i lavoratori) nazionali. Nessun interesse invece, da parte dei ‘grandi’ del G20, per i disoccupati europei…