lunedì 17 dicembre 2012

Contro lo strapotere bancario, in supporto a FN!

Sabato 15 si è tenuta nel centro di Torino, in contemporanea ad altre iniziative simili in tutta Italia, una mobilitazione di Forza Nuova contro il governo delle banche e per la lotta al sistema finanziario e bancario quale soluzione per uscire dalla crisi economica che sta strangolando l’Italia e l’Europa!
Condividendone i presupposti e riconoscendo il fatto che servano risposte risolutive e non in linea con i dogmi liberisti oggi imperanti per uscire dalla tragica situazione in cui versa il paese, una delegazione di Resistenza Nazionale/Autonomi Nazionalisti ha deciso di supportare l’iniziativa, partecipando alla manifestazione!
STOP AL POTERE DELLE BANCHE!

martedì 11 dicembre 2012

Tre italiani su dieci sono sotto la soglia di povertà

Una realtà durissima, destinata a peggiorare sensibilmente nei prossimi anni!
Dall’ultima indagine sulla povertà emerge che tre italiani su dieci rischiano di finire in questa categoria sociale.
Il rapporto dell'Istat su reddito e condizioni di vita traccia un quadro raggelante: nel 2011, il rischio povertà ha colpito il 28,4% delle persone residenti in Italia, una percentuale superiore alla media europea (24,2%). Rispetto al 2010 -riferisce l'istituto di statistica - aumentano gli individui che vivono in famiglie che dichiarano di non potersi permettere, nell'anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione (dall'11,2% al 17,9%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%).
Questo è il risultato di 20 anni di globalizzazione e capitalismo REALE: povertà dilagante e diseguaglianze crescenti! SVEGLIA, prima che sia troppo tardi!!!!!!


       

martedì 4 dicembre 2012

Disoccupazione e (solite) bugie del sistema

Un articolo apparso su Panorama spiega quello che diciamo da tempo: mentre i media del sistema tengono i riflettori accesi su aspetti 'utili' a certi ambienti di sfruttatori, ben poco si dice sulla nuova forma di discriminazione in atto nel mondo del lavoro, quella verso persone over-35/40 anni (età in cui TUTTI prima o poi finiremo).
Disoccupazione: record tra i giovani. Ma chi pensa agli over 40?
In Italia ci sono 600mila ragazzi con meno di 24 anni che cercano un lavoro e non lo trovano. Ma, tra gli ultra-35enni, la cifra è più che doppia.
I DATI SUGLI OVER 40.
Infine c'è un altro dato dell'Istat che merita di essere preso in considerazione, per misurare lo stato di salute del mercato del lavoro italiano. E' il dato che riguarda i disoccupati con più di 35 anni. Si tratta di un esercito di ben di 1,3 milioni di persone (più del doppio rispetto ai giovanissimi) che, a differenza degli under 24, difficilmente può contare sul sostegno della propria famiglia di origine. Anzi, quasi sempre si tratta di persone che, una famiglia, ce l'hanno sulle spalle, con moglie e figli da mantenere La fascia di età più vulnerabile è quella tra i 45 e i 65 anni, dove il numero dei disoccupati raggiunge la soglia di 650 mila unità (almeno 50mila in più rispetto agli under 24). Quando si parla di problemi del lavoro, insomma, bisognerebbe ricordarsi anche e soprattutto di chi inizia ad avere i capelli bianchi.
fonte: http://economia.panorama.it/lavoro/disoccupazione-record-giovani

mercoledì 14 novembre 2012

FUORI SUBITO DA QUESTA EUROPA!

La storia sugli aiuti europei per i terremotati in Emilia conferma per l'ennesima volta la follia di rimanere all'interno di una struttura, la UE, che privilegia poteri forti e finanza fregandosene delle reali necessità dei Popoli!
Alcuni paesi hanno tentato di bloccare gli aiuti Ue all’Emilia Romagna per il terremoto del 20 e 29 maggio, 670 milioni di euro del Fondo di solidarietà Ue proposti per compensare i danni subiti dall’Italia, benché tutti i 27 stati che compongono l’Unione europe hanno riconosciuto che l’Italia ha diritto ai finanziamenti del Fondo di solidarietà Ue, e hanno negli scorsi giorni formalmente approvato la decisione.
Tre paesi (Gran Bretagna, Svezia e Finlandia) si sono opposti fino alla fine! Vergognosa la posizione della Gran Bretagna, che nel 2008 i soldi fuori bilancio per le alluvioni se li è presi eccome! 
L'Italia, nonostante risulti in perdita sulla bilancia tra il 'dare e avere' (si veda lo schema sotto), continua a subire l'arroganza di tali signori!  
Fuori subito dall'Unione europea, che ha perso ogni ragione di esistere, soggiacendo al più bieco e materialistico opportunismo!


martedì 30 ottobre 2012

I 'poveri in cravatta'

Nonostante il tentativo dei media di 'nascondere' le brutture sociali prodotte dalla società capitalista globalista, diventa sempre più difficile negare una realtà molto diversa da quella sostenuta dalle oligarchie dominanti.  
Pochi giorni fa il quotidiano la Stampa ha pubblicato un articolo su chi siano le vere vittime di questa società basata su precarietà, giovanilismo d'accatto di stampo americano, concorrenza spietata e sfruttamento: "Hanno tra i trenta e i cinquant'anni, e vivono in strada. La notte bussano ai dormitori di Torino. Secondo i dati del Comune, negli ultimi mesi le liste d'attesa delle sei strutture della città sono aumentate del venti per cento e, con 131 letti a disposizione, sono 250 i bisognosi che attendono il proprio turno. “Il fenomeno preoccupante è che il 50% dei richiedenti arriva dall’area metropolitana, dalla cintura e dalle valli montane”, ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Elide Tisi, specificando che il Palazzo civico intende “puntare su percorsi di aiuto, non solo psicologico, per quei soggetti che potrebbero ritornare al di sopra della soglia d’indigenza, ritrovando un lavoro”.
Altro fenomeno nuovo è l'aumento del rischio per italiani: su 1300 utenti accolti ogni anno negli ostelli di Torino, il 53% sono stranieri, provenienti da Romania, Marocco, Nigeria e Somalia, Asia, mentre 47% nostri connazionali. “Utenti atipici, che prima non incontravamo – spiegano alcuni operatori –. Licenziati, ex cassintegrati, ex titolari di piccole aziende, rappresentanti a cui non hanno rinnovato il contratto”.

lunedì 22 ottobre 2012

Precarietà, male senza fine!

Pubblichiamo un piccolo stralcio che riteniamo importante di una recente intervista al Professor Gallino sul mondo del lavoro oggi in Italia comparsa sulla rivista Altreconomia ad ottobre:
 
Professor Gallino, che cosa ci dicono i recenti dati sul lavoro in Italia?
“Ci dicono che la situazione dell’economia e del lavoro è gravissima. La disoccupazione tocca livelli altissimi: tra disoccupati dichiarati e lavoratori scoraggiati siamo arrivati ormai a quasi 4 milioni di persone. Ma non solo. Ancora in questi giorni ho letto che i cosidetti ‘precari’ sono soprattutto giovani. Ora, è senz’altro vero che l’80% delle nuove 'assunzioni' (se così possiamo chiamarle) riguarda persone poco avanti con gli anni. E’ anche vero, però, che ormai milioni di lavoratori hanno seguito questa trafila: dopo 15-20 anni di contratti di breve durata di vario genere, non sono più tanto giovani. Si stima che almeno un 30% dei precari oggi abbia passato i 40 anni. Le stime dicono che i precari sono 3 milioni. Io ipotizzo 4 milioni. Quel che conta però è il totale: stiamo parlandi di 7-8 milioni di persone che non hanno lavoro, che lo hanno scadente o mal pagato, (ricordiamoci che i precari quando hanno uno stipendio ragionevole lo hanno per 8-9 mesi). Non vedo proposte adeguate per questa situazione.”
Tratto da ‘La mano visibile del mercato’, intervista al professor Luciano Gallino apparsa su Altreconomia nr.142, ottobre 2012
LA PRECARIETA' E' UN CRIMINE!

mercoledì 17 ottobre 2012

Resistere: DO IT YOURSELF!

L’Autonomia è una realtà politica, culturale e sociale variegata e difforme, in costante evoluzione, un movimento ‘grassroots’ basato interamente sui militanti e non sulle gerarchie (‘senza padroni’), formato da attivisti che seguono dinamiche di networking, desiderosi di andare oltre le politiche preconfezionate e i tatticismi centralizzati. Un ingegnosa miscela esplosiva di radicalismo ideale, filosofia DIY (Do It Yourself, ovvero “fattelo da te”) e autogestione. L’adesione alla filosofia DIY è uno dei capisaldi dell’autonomia nazionale e risponde efficacemente ad un bisogno e ad una visione di libertà degli attivisti, che adottano modalità dove la passione e le idee contano, una volta tanto, più degli agganci e dei mezzi a disposizione. Una tendenza da molti percepita come una ‘rottura’ rispetto ai canoni tradizionali del fare politica in ambito nazionalista. Cos’è il DIY? Non solo indipendenza e autonomia. Filosofia da anni presente negli ambienti underground, DIY è sia controcultura radicale in costante evoluzione che tendenza (ma potremmo definirla ‘strategia’) non convenzionale di attivismo operativo adeguata ai tempi moderni, adeguata a interpretare un’epoca così difficile. DIY è creatività indipendente che cerca di superare le ortodossie mummificate, è autorganizzazione delle attività, è autoproduzione (della propaganda, dei tactical media), è la ricerca di sperimentazione e riformulazione organizzativa e simbolica, il cui fine primario è far si che ognuno possa attivarsi, creare, inventare, migliorare, modificare, riciclare, interagire, condividere nella battaglia politica senza aspettare gli ordini di chissà chi e senza aiuti istituzionali. Insomma, un agire pratico che rappresenta una mentalità e una visione per chi vuole fare una scelta in grado di superare la pseudo-politica come sopravvivenza esausta, improduttiva e compromissoria ed invece attivarsi in un movimento politico che si evolve e decide sul suo futuro.


lunedì 1 ottobre 2012

Sussidio a tutti i disoccupati!

Sabato 29 Resistenza Nazionale ha effettuato  un presidio ad Ivrea per chiedere l’introduzione di un sussidio unico garantito esteso a tutti i cittadini italiani disoccupati.

L’Italia è tra i paesi più avari per quanto riguarda i sussidi di disoccupazione: il sistema italiano copre a malapena il 20% dei lavoratori ( un disoccupato su cinque!) e c'è una disparità enorme di trattamento tra piccole imprese e grandi, con l'esclusioneda qualsiasi protezione per chi perde il lavoro nel parasubordinato!
I nostri politicanti, sempre pronti ad urlare ‘lo vuole l’Europa’ quando gli torna comodo (specie quando c’è da inserire nuove tasse o misure peggiorative per i cittadini), volutamente ignorano le sollecitazioni delle istituzioni europee in materia di estensione delle misure di Protezione Sociale (come la raccomandazione del Consiglio Europeo sulle politiche di protezione sociale del 1992, o del documento del 2008 a cura della Commissione relativo ‘all’inclusione delle persone fuori del mercato del lavoro’).
Anche la recente riforma del governo Monti, l’Aspi, l'assicurazione sociale per l'impiego, non porta ad una reale estensione del sistema di ammortizzatori sociali e non riduce assolutamente i costi sociali derivati dall’aumento della disoccupazione!
Mentre aumenta la disoccupazione di lungo termine e chi perde il lavoro in Italia ha una probabilità di diventare povero sei volte superiore alla media europea, per via dell’assoluta inadeguatezza degli ammortizzatori sociali, specie in raffronto con gli altri paesi europei!
 
La SOLUZIONE a questo disastro c’è: è l’introduzione di un sussidio unico garantito ESTESO A TUTTI I CITTADINI ITALIANI disoccupati, a tutte le categorie dei lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto lavorativo avuto in precedenza (dipendente, indipendente, autonomo con partita Iva, precario, flessibile) come già avviene in tutti i paesi europei, ad eccezione di Italia, Grecia e Ungheria, che copra quindi tutti i tipi di lavori e dia certezze a chi si aspetta di essere aiutato se perde il lavoro!


mercoledì 26 settembre 2012

Lo vuole l'Europa? Solo quando fa comodo!

In tema di sussidi contro la disoccupazione e la precarietà, dramma per milioni di italiani (siamo oltre l'11% di disoccupati!) abbandonati a se stessi e all apovertà, l'Italia sembra essere, assieme a pochi altri paesi (Grecia e Ungheria), il fanalino di coda in Europa!
I nostri politicanti però, sempre pronti a urlare in massa 'LO VUOLE L'EUROPA' quando si tratta di introdurre in Italia nuove tasse o misure che vanno contro il volere del Popolo (che in una vera Democrazia dovrebbe essere sovrano), stranamente dimenticano che proprio dall'Europa da anni piovono richieste per estendere il livello dei sussidi, fin dal 1992!
Ecco una parte del testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale:

Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l'introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d'inserimento nella società dei cittadini più poveri;

il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà, ha anch'esso raccomandato l'introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale

L’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:

di riconoscere, nell'ambito d'un dispositivo globale e coerente di lotta all'emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.

E questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso

senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell'intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili!

 
Non è forse arrivato il momento di introdurre anche in Italia un sussidio esteso a tutti?

mercoledì 19 settembre 2012

Dalla parte dei lavoratori italiani! Sempre!

Lunedì 17 si è svolto lo sciopero nazionale di otto ore dei lavoratori delle telecomunicazioni per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da nove mesi e applicato ad oltre 200.000 addetti di cui oltre 80.000 lavoratori impiegati nei call center. Attivisti di RN, da sempre sensibili ai temi che riguardano i lavoratori italiani, hanno presenziato autonomamente alla manifestazione regionale che si è tenuta a Torino nella mattinata, a cui hanno partecipato circa 2mila lavoratori, con un corteo che è partito da via Magenta e si è concluso in via Fanti, davanti all'Unione Industriali.
Il mancato rinnovo del contratto è un campanello d’allarme per un settore fortemente a rischio di ulteriori delocalizzazioni (con i call center trasferiti all’estero), esternalizzazioni e licenziamenti, specie in una città come Ivrea, dove l’eventuale chiusura o dipartita anche dei call center darebbe il colpo di grazia definitivo ad un territorio già fortemente colpito da una feroce deindustrializzazione e conseguente disoccupazione di massa!


venerdì 14 settembre 2012

EGEMONIA CULTURALE CAPITALISTA

Il continuo aggravarsi delle condizioni economico-sociali in Italia e in molti paesi europei CI conferma che quello a cui stiamo assistendo non è la ‘classica’ crisi passeggera, ma bensì che ci troviamo di fronte ad una nuova REALTA’ STRUTTURALE che, oltre ad aggravarsi progressivamente, durerà parecchi decenni.
Siamo quindi condannati ad un futuro fatto di DISOCCUPAZIONE DI MASSA, PRECARIETA’, DISUGUGLIANZE SOCIALI, INGIUSTIZIE CRESCENTI!
Paradossalmente, tutto ciò non sembra interessare più di tanto i diretti interessati, ossia tutti quei cittadini non-privilegiati che subiscono massicciamente le politiche capitaliste, mentre il sistema continua a godere di un ampio consenso!
Come mai questa passività? Le ricette economiche e sociali dominanti (tagli, privatizzazioni, flessibilità, precarietà, sostegno e incentivi ai ricchi, americanizzazione degli stili di vita), sempre le stesse da decenni, hanno ampiamente dimostrato quanto fallaci e menzognere siano le altisonanti promesse di progresso e prosperità per tutti previste dai globalizzatori capitalisti, ma gli strateghi neoliberisti sono riusciti nell’impresa di spingere le masse a pensare che non ci sia nessuna alternativa al sistema capitalista!
Attraverso la ‘promessa dell’opulenza’ le oligarchie capitaliste mondialiste sono riuscite in un’impresa a dir poco titanica: allineare le masse, attraverso i desideri di possesso e di consumo e facendo leva sull’avidità e i bassi istinti, agli interessi delle ristrette élites che dirigono il gioco, imponendo di fatto i propri schemi sociali e mentali.
Fin dai primi anni ’70, quando la Commissione Trilaterale approntava nuove strategie di ‘domesticazione sociale’ attraverso follie quali l’abbondanza fittizia di merci inutili e la ‘costruzione di situazioni’ per indurre all’apatia sociale, è in atto un vero e proprio processo di EGEMONIA CULTURALE confacente al mantenimento dello status quo presente!
‘Egemonia culturale’ è un concetto formulato da Antonio Gramsci che descrive il ‘dominio culturale’ di un gruppo o di una classe che «sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo».
Come ci dice Giuseppe Cadetto (su Diorama nr.308) “l’ideologia neoliberista ha penetrato ogni ambito della società fino a modificare la stessa natura antropologica delle persone. Il suo successo è il frutto di una lunga serie di fatti che hanno dato vita nel mondo ad un’egemonia culturale che potremmo definire di tipo gramsciano, ma a parti capovolte rispetto alle attese di chi aveva formulato il concetto, perché è stato il ceto oligarchico neoliberale ad imporre i propri valori e la propria ideologia alle classi popolari, svuotando di significato le istituzioni rappresentative democratiche, non più in grado di recepire e rappresentare le esigenze dei ceti subalterni”.

venerdì 31 agosto 2012

BOOM per disoccupazione e precarietà!

Sono 'nerissimi' i dati che giungono dal Fronte Lavoro: secondo i dati Istat è boom per la disoccupazione in Italia (anche se le fonti ufficiali e i media cercano di nascondere la cosa cercando di parlare solo di 'disoccupazione giovanile', come se non esistessero disoccupati over 30!), a luglio si tocca il 10,5%. Nel complesso i senza lavoro sono 2 milioni 764mila, mentre le persone in cerca di occupazione sono cresciute del 33,6%, di 695mila unità.
Oltre alla disoccupazione, cresce pure la precarietà, sempre mascherata da 'flessibilità': nel secondo trimestre 2012 i lavoratori dipendenti 'a termine' sono 2 milioni 455 mila, il livello più alto dal secondo trimestre del 1993 (inizio serie storiche). Sommando i collaboratori (462 mila) si arriva a quasi tre milioni di lavoratori precari!
Queste cifre dimostrano per l'ennesima volta il fallimento delle ricette neoliberiste e del modello di sviluppo globalista, che in Italia ed Europa ha portato solo povertà e disperazione. L'inversione radicale di rotta, la fuoriuscita dalle logiche turbocapitaliste, è e rimane l'UNICA soluzione per evitare di sprofondare nel baratro in cui ci stanno gettando le elites mondialiste!  


venerdì 24 agosto 2012

L'evidente insostenibilità del sistema capitalista!

Il pianeta Terra è ‘in rosso’ di risorse! Il Global Overshoot Day è arrivato il 22 agosto: i beni naturali del pianeta Terra per il 2012 sono finiti. Le risorse che l'uomo avrebbe dovuto consumare in 365 giorni le ha esaurite in appena 234. Il debito ecologico della Terra, concetto introdotto dalla New Economics Foundation, indica il rapporto tra la biocapacità globale, cioè le risorse naturali che la Terra genera ogni anno, e l'impronta ecologica, cioè la quantità di risorse e servizi che l'umanità richiede. Un rapporto che nel 2012 è arrivato a 1,5: la Terra 'fabbrica' un pesce o un albero, l'uomo gliene chiede uno e mezzo. Il debito non poteva che arrivare prima della scadenza!
Mathis Wackernagel, della Global Footprint Network, ha spiegato: "Il giorno della resa dei conti è arrivato. Nel corso degli ultimi 50 anno il deficit ecologico sta crescendo in modo esponenziale. Il degrado dell'ambiente naturale, poi, porta inevitabilmente a una riduzione della superficie produttiva e il nostro debito aumenta, condannando le generazioni future".
La questione sta nel modello di consumo sempre più insostenibile che è alla base dello ‘sviluppismo’ ideologico turbocapitalista (che si sta diffondendo su tutto il pianeta attraverso la globalizzazione): se tutti vivessimo secondo l’impronta ecologica del modello capitalista di pianeti Terra ne servirebbero ben di più. Ad esempio se tutti vivessero come negli Stati Uniti (un sistema basato su una vita egoisticamente smodata per permettere a persone smodate una vita di lusso smodato, basato sul consumo senza ritegno, in completa disarmonia con la Natura) i pianeti necessari sarebbero 4,16!
E’ sempre più evidente (anche se siamo piuttosto scettici sulla volontà di voler cambiare delle persone: apatia, rassegnazione e collusione con i dettami capitalisti sembrano dominare, in un mondo dove ognuno pensa unicamente a se stesso e al proprio piccolo tornaconto personale) la necessità di arrivare ad una Rivoluzione che spazzi via l’ideologia capitalista-mondialista e i suoi frutti avvelenati! Superare tale sistema criminale e insostenibile è ormai una priorità fondamentale!

domenica 19 agosto 2012

ANTIKRIEGSTAG 2012

ANTIKRIEGSTAG demo - Dortmund, 1st September 2012.
It is that capitalism and its supporters and advocates that are unremittingly trying to expand their power and global influence by economic and military aggressions. Peoples, cultures and nations that have grown in millennia are reduced to debris and ashes if they get in the way of the insatiable greed of ever larger, evermore standardized markets and evermore favorable labor, which is inherent in capitalist thought. After their destruction, the states are rebuilt for the purpose of the international financial powers – not as sovereign people’s states but as unfree slave colonies of the world economy.
This prime cause of all misfortunes in the world today and also and especially of our own peoples has to be abolished by all means. For as long as the fundamental evils of capitalism are not fought to the roots, our whole struggle for a better future will only turn out to be a combat against effects and consequences, not against the reason itself.

Against Imperialist War-Mongering and Wars of Aggression!

mercoledì 8 agosto 2012

A RISCHIO IL FUTURO DELL'INDUSTRIA ITALIANA

La crisi economica "è molto pesante" e rischia di alimentare tensioni sociali in autunno, secondo il ministro del Welfare Elsa Fornero: "L'autunno non sarà facile, la crisi è molto pesante e METTE A RISCHIO IL FUTURO DELL'INDUSTRIA. Sull'industria possiamo e dobbiamo puntare", ha detto il ministro nel corso di una trasmissione radiofonica.
Ieri Istat ha diffuso i dati sul Pil del secondo trimestre, sceso del 2,5% su base annua, il risultato peggiore dal quarto trimestre del 2009.
Incredibile ma vero, l'ineffabile ministro si rende conto solo ora, dopo oltre 20 anni di ricette turbocapitaliste, globalizzazione coatta e delocalizzazioni criminali, con la 'fuga' di migliaia di piccole, medie e grosse aziende all'estero e relativa chiusura di impianti produttivi sul territorio nazionale (e realtiva perdita di migliaia di posti di lavoro!). E più spesso di quello che si crede, superando la cortina di menzogne create dalla propaganda mondialista, non si tratta di fabbriche in crisi, ma di aziende (spesso di proprietà di multinazionali) che, pur avendo i bilanci in attivo vogliono aumentare i margini di profitto. Naturalmente, a farne le spese sono l'Italia e i lavoratori italiani!
Alla fin fine, passano gli anni ma la questione è e rimane sempre la stessa: la globalizzazione capitalista è un crimine contro i cittadini italiani ed europei, fonte unicamente di disoccupazione, divari crescenti, povertà, macelleria e ingiustizie sociali!
E sarebbe l'ora di cominciare a inserire forti misure per evitare chiusure e delocalizzazioni di impinati produttivi e i conseguenti tagli all’occupazione, a cominciare dall'istituzione di pesanti dazi doganali per i prodotti che vengono dall'estero!

lunedì 6 agosto 2012

La Comunità Europea vieta le sementi tradizionali!

Alla faccia della «libera circolazione di uomini, merci e capitali», dogma che viene sempre usato per colpire i Diritti dei cittadini, questa volta, in nome dei profitti delle grosse corporation, con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo. Queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni. Ma è questo il nucleo di «progressismo» (di stampo turbocapitalista) che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l'esperienza plurimillenaria che l'umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l'ultima parola cui dar fiducia, in fatto disementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate). È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.
Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l'alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, anti-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali.

martedì 17 luglio 2012

Interview with dutch NSA - ACN/AKN activists!

Intervista degli amici di Stop Capitalismo ad alcuni attivisti autonomi olandesi della Nationale Socialistische Actie a questo link:
http://stop-capitalismo.blogspot.it/2012/07/intervista-ad-alcuni-attivisti-autonomi.html

giovedì 12 luglio 2012

Neoliberismo in Europa: lacrime e sangue!

Nonostante l'evidente FALLIMENTO delle ricette neoliberiste (basta dare un'occhiata ai recenti dati sulla disoccupazione in Europa: i senza lavoro sono 48 milioni), i politicanti asserviti agli interessi del capitalismo globale proseguono imperterriti sulla stessa strada: SOLDI ALLE BANCHE e TAGLI E SACRIFICI AI CITTADINI, specie per quelli non privilegiati!
In Spagna vengono foraggiate senza limiti le banche (30 miliardi direttamente dal fondo salva-Stati europeo) mentre chi sta in basso riceve austerità, licenziamenti, cancellazione delle indennità e precarietà a manetta, a cui si aggiunge la VIOLENTA REPRESSIONE delle forze dell'ordine (!!!), pallottole di gomma e manganellate, contro chi dissente e vede distrutto il proprio Futuro in nome dei profitti dei capitalisti globali! Che futuro ci aspetta?

giovedì 14 giugno 2012

Le condizioni reali dei lavoratori flessibili, a tempo

Pubblichiamo alcuni stralci della ricerca effettuata dall’Eurispes nel 'lontano' 2005, anticipazione del Rapporto Italia 2005, sul LAVORO FLESSIBILE, che sfatava alcuni miti ('la precarietà è condizione solo dei più giovani', come da propaganda liberista) e mostrava chiaramente la realtà brutale in cui vivono milioni di lavoratori (situazione che, a distanza di qualche anno e mutate le condizioni di lavoro generali, non può che essere peggiorata!). 

Atipici, poco protetti e stressati: questi sono i caratteri distintivi dei nuovi lavoratori italiani (i lavoratori flessibili, ‘a tempo’), secondo la ricerca. Una condizione professionale, questa, che coinvolge non solo i più giovani: se consideriamo che il campione rappresentativo di 446 persone intervistate dall’Eurispes apparteneva ad una fascia d’età compresa tra i 18 e i 39 anni.
Tra i partecipanti al sondaggio il 61,7 per cento degli uomini e il 62,8 per cento delle donne affermano di aver SEMPRE lavorato con contratti atipici. Condizione, questa, che, soprattutto per i lavoratori che hanno ormai raggiunto la piena maturità anagrafica, ha assunto un carattere permanente. I dati relativi al titolo di studio rivelano, inoltre, come lo status di lavoratore atipico caratterizzi anche la maggior parte del segmento più qualificato dell’offerta di lavoro (più della metà possiede un master o una specializzazione post-laurea).
« Negli ultimi anni – dichiarava già allora Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – la nostra classe dirigente politica e imprenditoriale ha puntato solo ed esclusivamente sulla flessibilità e sulla riduzione del costo del lavoro come fattori-chiave per garantire una maggiore competitività all’impresa italiana, disinvestendo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, ovvero in quelli che, nei sistemi economici avanzati, dovrebbero rappresentare il vero motore dello sviluppo e della crescita. “La flessibilità purtroppo”, proseguiva, “in Italia è stata interpretata soltanto come possibilità per l’imprenditore di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro (e quindi anche le modalità di cessazione del rapporto di lavoro) con il proprio dipendente e non come strumento in grado di rendere flessibile l’organizzazione stessa del lavoro. Si è trattato di un tipo di approccio fallimentare e i risultati, dopo l’edificazione di un modello normativo tutto sommato coerente nei suoi principi ispiratori e nei suoi istituti giuridici, sono sotto gli occhi di tutti, viste le performance negative del nostro sistema economico negli ultimi 4 anni”.
Si tratta, infatti, di persone per la maggior parte dei casi pienamente inserite nel mercato del lavoro da diversi anni, pur non essendo ancora riuscite ad approdare ad una situazione professionale stabile.


Il quadro di tutele previste per i lavoratori atipici è da questi ritenuto del tutto inadeguato. Gli intervistati esprimono in modo netto la propria insoddisfazione rispetto al livello di garanzia di alcuni diritti fondamentali, come la maternità, la malattia, la sicurezza sul lavoro, il diritto di sciopero e alla formazione.
Il fatto di non avere un lavoro sicuro e stabile procura spesso o continuamente alla maggior parte delle donne stati di ansia (52,5% contro il 37,7% degli uomini) e/o stress (56,5%, contro il 32,1% degli uomini) ed espone 1/5 di esse (il 20,5% , contro il 10,4% degli uomini) a stati depressivi frequenti o continui. L’instabilità del rapporto di lavoro procura spesso o continuamente stress e/o ansia, rispettivamente, al 46% e al 44,4% degli atipici, per il 16,2% tale condizione è addirittura fonte di stati depressivi frequenti (11,9%) o continui (4,3%). Molto diffusi, anche tra gli intervistati di età compresatra i 26 e i 32 anni, frequenti o continui stati di ansia (44,3%) e di stress (51,5%),disturbi che colpiscono in misura minore i lavoratori atipici più giovani (18-25anni), spesso o perennemente ansiosi nel 37,8% dei casi e soggetti frequentemente o continuamente a stati di ansia nel 31%.
Circa i 2/3 degli intervistati, dunque, lamenta la difficoltà di fare progetti o effettuare determinate scelte. Per loro la flessibilità non genera un maggiore controllo sulla vita, ma ostacola la capacità progettuale, minando alla base la possibilità di operare qualsiasi pensiero sul futuro. Per molti così il fatto di non avere un lavoro sicuro e stabile si trasforma nella causa principale di stati di ansia, stress e depressione.

martedì 5 giugno 2012

ACN/AKN: solidarietà ai minatori spagnoli!

Il Network Anticapitalista ACN/AKN esprime TOTALE SOLIDARIETA' ai minatori spagnoli in lotta per difendere il proprio lavoro e il proprio futuro!

The ACN/AKN expresses its FULL SOLIDARITY with the Spanish miners in the fight against criminals cuts made by the globalcapitalist Government. During the last days spanish miners in the mining sector in Campomanes, near Oviedo, northern Spain stage a protest to oppose to cuts in government subsidies to the sector. 8,000 workers took part in the third of four strike days this month to protest against subsidy reductions from euros 300 million to euros 110 million.
«No al cierre de la mineria del carbon. Por el cambio economico e industrial de las comarcas mineras».
No surrender!

venerdì 25 maggio 2012

Stracciamo i Trattati Ue, riprendiamoci la libertà

E’ l’unica soluzione. Il governo deve tornare sovrano e rappresentare il popolo. Via dal cappio dell’usura.
Il Trattato di Maastricht (1992), sottraendo agli Stati nazionali i poteri e l’indipendenza in politica estera e nella sicurezza comune (cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale), istituisce l’Unione Europea. Il Trattato di Amsterdam (1997) espropria la giustizia e gli affari interni. Il Trattato di Nizza (2001) definisce l’Unione una “Comunità di diritto”. Il Trattato di Lisbona (2007) viene imposto a tradimento come “Costituzione dell’Europa”, quella che francesi e olandesi avevano bocciato con i referendum del 2005. Il Trattato di Lisbona, all’art. 50, inventa un complicato congegno di “recesso dall’Unione”: lo Stato che decide di uscire dall’Unione, prima “notifica” la propria intenzione al Consiglio Europeo, poi negozia con l’Unione un accordo “volto a definire le modalità del recesso”; infine recede.
Ma un Popolo Sovrano non ha bisogno di negoziare, di revisionare, di accordarsi: straccia i trattati e notifica lo stralcio.
Una commissione non eletta e una banca di privati ha strappato la sovranità ai popoli, ha disintegrato gli Stati, li ha incaprettati al debito, ha depredato le loro economie imponendo la moneta di nessuno. Se l’Europa dei banchieri e dell’euro, appendice degli Usa, è in agonia, diamole il colpo di grazia e liberiamoci da questa caricatura di Europa unita.
Restituiamo la sovranità alla Repubblica e al Popolo Italiano.

(di Luciano Del Vecchio)
Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=15059

venerdì 18 maggio 2012

Manifestazione contro il mondialismo!

Domenica 13 maggio una delegazione di Autonomi Nazionalisti italiani di Resistenza Nazionale – ACN/AKN, su invito dei Nationalistes Autonomes francesi (che nella giornata precedente avevano aderito ufficialmente al Network Anticapitalista), ha preso parte a Parigi alla manifestazione nazionalista unitaria contro il Mondialismo e le oligarchie turbocapitaliste organizzata dal Comité du 9 Mai (C9M) assieme ad altre formazioni francesi (oltre agli NA, Nouvelle Droite Populaire, Terre&Peuple, Troisième Voie, GUD, Front Comtois, Jeunesses Nationalistes, JNR, presenti anche altri gruppi europei come Jeunesse Enracinée de Flandre-Artois-Hainaut e i valloni di Nation).
Alle 10.00 del mattino, assieme agli amici olandesi e tedeschi del Network Anticapitalista, ci siamo raggruppati a Place de La Madeleine, dove si stava formando il blocco autonomo degli autonomi d’oltralpe e dove attivisti dell’ACN/AKN hanno provveduto a diffondere centinaia di volantini anticapitalisti.
La manifestazione è quindi partita in direzione di Place de Pyramides, dove c’è la statua di Giovanna D’Arco. Nessun problema durante il percorso, mentre venivano scanditi slogan nazionalisti e anticapitalisti. Raggiunta la piazza, sul palco si sono alternati alcuni oratori ed è stato tenuto un minuto di silenzio in ricordo di Sebastien Deyzieu.





Ringraziamo gli NA francesi per l'invito e gli Autonomi olandesi e tedeschi per il supporto!

giovedì 10 maggio 2012

La deriva taciuta: LA "DISOCCUPAZIONE ADULTA"!

Se la disoccupazione giovanile “tarpa le ali” ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali. Un fenomeno di cui troppo poco si parla.

di Luchino Galli
Attualmente in Italia si tende a identificare la disoccupazione con la disoccupazione giovanile.
Ma c'è anche un'altra disoccupazione: quella adulta, un drammatico fenomeno sociale in continua crescita, che coinvolge già milioni di persone!

Se la disoccupazione giovanile "tarpa le ali" ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali ...
E se non si è supportati da una rete di salvataggio, da parenti e amici, se non si dispone di adeguate risorse proprie, è la morte civile, il nulla, l'annichilimento dello stesso diritto di vivere, in quanto la disoccupazione adulta precipita persone e famiglie in una spirale di povertà, anticamera di un'emarginazione ed esclusione sociale dalle quali può non esserci ritorno.

Troppo spesso ai disoccupati adulti il mercato del lavoro preclude qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli per motivi anagrafici. Over 50, over 40, over 35... ormai è una deriva inarrestabile!

Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta, non intendo contrapporla a quella giovanile, ma rimarcarne l'esistenza.
La disoccupazione giovanile e la disoccupazione adulta sono due facce della stessa bruttissima moneta, una moneta indesiderata che milioni di persone nel nostro Paese, loro malgrado, portano in tasca.

Vite sospese e interrotte, umiliate da una precarietà assoluta, totalizzante, che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l'esistenza, negando il presente e il futuro a intere generazioni: genitori e figli.

La disoccupazione adulta è la meno conosciuta, quella di cui più si tace.
Il primo passo per affrontare il drammatico fenomeno sociale della disoccupazione adulta è riconoscerne invece l'esistenza, analizzandone le dinamiche e le peculiarità, per contrastarla con interventi mirati e qualificati.

Ricordiamoci che essere disoccupati - da adulti - spesso vuol dire non riuscire a far fronte alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canoni di locazione, bollette di acqua, luce, gas, spese per la salute della famiglia, per l'istruzione dei figli, le stesse spese alimentari...

Sono molti i disoccupati che per la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali rischiano di finire letteralmente per strada. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, lamenta una situazione sempre più angosciosa: "Aumentano i clochard, ma l'aspetto più inquietante è l'incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto".

I senzatetto sono in maggioranza uomini, soprattutto 40enni, che hanno perso il lavoro...

giovedì 3 maggio 2012

Anti-Zeitarbeitsdemo am 1. Mai in Hof a.d./Saale




Siamo al punto di non ritorno!

Siamo ad un punto di non ritorno e l’umanità sembra non accorgersi di nulla.
Le famiglie ridimensionano il loro tenore di vita, stringono la cingheia e i consumi si riducono drasticamente. L’industria rallenta la produzione e licenzia. Presto, la cassa di integrazione avrà esaurito ogni sua risorsa e milioni di operai ed impiegati saranno con il culo per terra. Il crollo verticale della domanda innescherà reazioni a catena su tutto l’intricato sistema sociale e, come per un effetto domino risultato dell’interazione dei vari soggetti economici, il Sistema si spegnerà con tutte le sue devastanti conseguenze; black out intermittenti e sempre più frequenti – blocco dei trasporti e conseguente mancata distribuzione dei prodotti di prima necessità – pompe di carburante a secco – blocco delle pensioni – reti televisive oscurate, mezzi di informazione e telefonia in tilt.
Caos, paura, forme depressive acute e suicidi caratterizzeranno questo tempo irreale, mentre rivolte popolari e sommosse prenderanno il sopravvento su ogni cosa e, niente e nessuno, potrà evitare una tale catastrofe, unica per sua natura nella storia dell’umanità.


Non passerà molto tempo, prima che tutto questo accada, ma nessuno, tranne le ovvie eccezioni, sembra accorgersi dell’immane tragedia che ci sovrasta.


E’ tempo di allertarsi e di organizzare un oculato piano di fuga e di sopravvivenza.
L’uomo che ha perduto la sua autonomia è oggi uno schiavo privo di ogni speranza.
Il crollo a caduta libera del Sistema Liberista Relativista ci renderà liberi, anche se il costo in termini di vite umane sarà apocalittico.
I sopravvissuti, si adatteranno in breve tempo alla nuova condizione e presto, comprenderanno le cause di tanta distruzione e di quel mondo insensato al quale hanno sacrificato ogni motivo di autentica felicità.
Ritorneremo ad adorare il sole, le stelle, gli alberi e l’acqua del torrente che scende a valle per dare vita ai nostri campi. Comunicheremo con il cuore, la passione e con la forza della volontà che, nelle nostre braccia e nel sudore della fronte, troverà il vigore di un tempo.
La famiglia patriarcale e la solidarietà ritorneranno ad essere come in passato, il perno aggregante e vivificatore di una nuova società e delle nuove tribù che, dal vecchio mondo, attingeranno tutta la conoscenza e tutti quei valori etici e morali che dall’alba dei tempi avevano governato e regolato la storia dell’uomo, e dato un significato alla sua esistenza.

Entro pochi anni, dunque, le società ultra liberiste allo sfascio, dovranno fare i conti con la fame e con la sete. La “roba”, non avrà più alcun valore. Caravaggio sarà barattato per una cisterna d’acqua potabile – Chagall per un sacco di riso e Picasso, per una cassetta di pomodori. I pittori moderni saranno solo un ingombro; le cornici dei loro quadri serviranno a riscaldare i nostri inverni.
I tanto sbandierati “beni rifugio”, oro, diamanti e preziosi in genere, varranno meno di un sorso d’acqua, o meno di niente. Si alzeranno le quotazioni degli asini, dei maiali, delle pecore, dei cavalli, dei buoi, delle vacche, e credo, anche dei topi. Il commercio dell’acqua, sarà l’affare degli affari, essendo il dono dei doni, il più nobile degli elementi e il più prezioso dei gioielli.
Per questo, io consiglierei di cominciare fin da ora l’operazione di alleggerimento. Gli affari si fanno adesso!!! Acquistate terra e sementi, asini e buoi, pecore e vacche, e acqua, acqua, acqua, perché questo accadrà e, come recita il proverbio: chi tardi arriva, male alloggia.

giovedì 26 aprile 2012

Grecia Anticapitalista!

Gruppo autonomo greco di Corinto,
nel Peloponneso, che supporta
il Network Anticapitalista (ACN/AKN):

venerdì 20 aprile 2012

Il numero dei disoccupati continua a crescere!

La notizia che segue conferma quanto diciamo da tempo: non si può proseguire su questa strada!
''Un esercito di disoccupati che continua a crescere. Eravamo accusati di disfattismo ai tempi del centrodestra, quando sostenevamo cio' che oggi evidenzia l'Istat, ma questa e' invece, e purtroppo, la realta' dell'Italia, che va cambiata urgentemente''. Cosi' il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, commenta i dati diffusi oggi dall'istituto statistico. Secondo il sindacalista ''il numero di disoccupati che via via si ingrossa, nonostante l'alto utilizzo della cassa integrazione, rappresenta solo un aspetto della mancata occupazione italiana. A questo si aggiunge una enorme area di inattivi che, anche solo prendendo a riferimento i cosiddetti scoraggiati, fa salire a oltre 3,5 milioni i disoccupati effettivi''. Per Fammoni ''si tratta fra l'altro di tanti giovani e di quella che ormai rappresenta una vera e propria emergenza nazionale: l'occupazione nel mezzogiorno in cui, per mancanza di lavoro ,gli inattivi sono 6 volte maggiori che nel nord. E' un dato che riguarda in particolare chi ha un basso titolo di studio, e questo rafforza l'urgenza di una legge nazionale per l'apprendimento permanente, ma anche il 20% dei laureati. Questa realta' - prosegue -, dopo tanta ipocrisia, conferma la necessita', l'urgenza di iniziative per lo sviluppo, per creare lavoro. A questi milioni di persone che finalmente emergono non si puo' dire, 'vedremo cosa si puo' fare dal 2013 in avanti', servono risposte adesso''.

martedì 17 aprile 2012

I crimini del capitalismo: continua l'ondata di suicidi

Quello dei suicidi al tempo della 'crisi' (la nuova realtà strutturale capitalista) di disoccupati e disperati per cause economiche è un tema entrato ormai di prepotenza nelle cronache quotidiane nel nostro Paese. Ormai da tempo.
Lo spettro della povertà è alla base di numerosi atti estremi. L'assenza di prospettive, il totale abbandono di numeri crescenti di cittadini non privilegiati da parte dello Stato(l'Italia è uno dei soli 3 paesi europei - con Grecia e Bulgaria - a non prevedere forse di sussidio continuative per chi perde il lavoro, sia per lavoratori che per negozianti e piccoli imprenditori), sempre pronto però ad aiutare banchieri e finanzieri,stanno producendo una forte impennata di gesti simili.
La gelata economica ha i suoi effetti negativi non solo sul lavoro subordinato e sui 'senza lavorò ma anche anche nella sfera del lavoro autonomo, inducendo al suicidio anche molti artigiani, commercianti o comunque imprenditori 'autonomì. Secondo diversi studi i rischi di suicidio nei momenti di difficoltà economica sarebbero più alti tra disoccupati e imprenditori, meno invece tra i dipendenti.
«È sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo...o forse no, perchè, ne sono certa, se non l'avessimo uccisa, tutti, ci avrebbe dato di più». È quanto scrive in una lettera al direttore del Quotidiano della Calabria la madre di Lucia, una ragazza di 28 anni, laureata in ingegneria gestionale, che si è tolta la vita il 4 aprile scorso lanciandosi dal balcone della sua abitazione a Cosenza. «Non si può banalizzare - aggiunge - e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione... Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che il merito avrebbe pagato. Laureata in ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le difficoltà che già conosciamo noi donne...e noi donne del sud. Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia». La madre della ragazza suicida afferma poi che «lei non poteva vivere in quest'Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov'era amata dai suoi innumerevoli amici. È una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo...E voi, mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto».